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Pianista
e compositore nacque a Paterno Calabro, piccolo paese nella provincia di
Cosenza, il 24 dicembre del 1884. La famiglia era composta dal padre
Demetrio, proprietario terriero, dalla madre Maria Barracco una nobildonna e
dal fratello minore di Maurizio, Adolfo.
Quintieri frequentò normalmente la scuola a Cosenza, poi, ancora
adolescente, fu condotto a Napoli a prendere lezioni di musica da quelli che
erano ritenuti i migliori maestri del tempo. Quintieri studiò il pianoforte
con Alessandro Longo e Florestano Rossomandi, i docenti allora più famosi di
tutto il Meridione, e studiò la composizione con Antonio Savasta. La sua
formazione musicale fu coronata dal diploma di composizione nel 1906 e da
quello di pianoforte nel 1908, entrambi conseguiti presso il Conservatorio
S. Pietro a Majella di Napoli.
Quintieri predilesse a sue sedi abituali i grandi centri della cultura
italiana: prima Napoli, poi Milano, poi ancora Roma, tornando in Calabria
nei periodi di vacanza e soltanto dal 1964, ottantenne, definitivamente.
L’interesse maggiore di Quintieri fu sempre rivolto al teatro, egli infatti
compose quattro opere liriche alle quali dedicò il maggior tempo e le
migliori energie di tutta la sua vita.
Nonostante ciò si dedicò anche alla composizione di vari generi di musica;
scrisse diverse romanze ed arie per canto e pianoforte (tra cui: “Beltà
divina”, “Amor Nocchiero”, “Souvenir Lontain”, “Voglio baciarti ancora…”);
pezzi per pianoforte solista (“Minuetto”, “Chant sans paroles”, “Danse
impromptu”, “Rimpianto del padre per la figlia lontana”, “Ballata in la
bemolle”); musica da camera (“Andante religioso per arpa ed archi”,
“Idillio”).
Compose le bozze pianistiche di tre poemi sinfonici sui versi del fratello
Adolfo: “Ero e Leandro”, “In Treno”, “La vita di un eroe”, che dallo stesso
Quintieri più volte vennero eseguite in concerto.
Nel 1911 Quintieri incomincia a pensare alla sua prima opera: “Julia”, che
completa nel 1912. Il librettista a cui si affida per questo lavoro è
Vittorio Bianchi. L’opera fu presentata al concorso del 1915 indetto dal
Teatro S. Carlo di Napoli: il premio ambito era la rappresentazione nel
teatro S. Carlo dell’opera preferita dalla giuria. Il concorso andò
abbastanza bene: l’opera del giovane calabrese arrivò alla finale, anche se
non ottenne l’ambito premio per la rappresentazione. La commissione espresse
giudizi positivi per la musica del compositore “dall’ingegno vivace e
ambizioso”.
“Julia” venne rappresentata a Cosenza nel gennaio del 1923 sotto la
direzione dell’autore e riportò un grande successo di pubblico e di critica.
Negli anni intorno al 1930 Quintieri decide di dedicarsi al suo secondo
lavoro teatrale: “La rosa di Sion” chiedendo a Giuseppe Adami la cura del
libretto. L’elaborazione di questa seconda opera fu piuttosto lunga ed
occupò almeno un decennio della vita di Quintieri. Al 1935 risalgono infatti
le prime testimonianze sui giornali che propagandano la nuova opera del
maestro. L’opera non ebbe mai un allestimento teatrale, dell’intero lavoro
vennero eseguiti solo alcuni passi in una audizione privata alla quale
furono presenti i critici Raffaello De Rensis e Saverio Procida, che
espressero giudizi molto positivi.
La sua terza opera “Liliadeh” fu ultimata nel 1950. Il lavoro presentò
certamente meno problemi e difficoltà rispetto al precedente tanto che
l’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro Verdi di Padova il 10
gennaio 1951, appena un anno dopo la stesura definitiva, sotto la direzione
del maestro Giuseppe Morelli. Il successo fu entusiasmante, seppure alcune
critiche vennero mosse al libretto, curato da Emidio Mucci, troppo roboante
ed esagerato. L’opera venne rappresentata altre quattro volte a Rieti, sotto
la direzione di Francesco Saverio Salfi e ad Adria sotto la direzione di
Franco Patanè.
L’ultimo impegno teatrale di Quintieri fu “Genziana”. Un documento che
risale al 1954, testimonia l’inizio della collaborazione che il musicista
intraprese con Mario Verdone per la stesura del libretto; Verdone fu uno dei
fondatori dell’Istituto Luce e aveva già lavorato con Quintieri. Il
melodramma non venne mai eseguito.
Una delle maggiori caratteristiche di Quintieri compositore fu la curiosità
per i nuovi generi di musica e le nuove tendenze, infatti non si tirò
indietro quando gli si presentò l’opportunità di comporre le musiche per
alcuni documentari: “Mazzini Europeo”, “Inchiesta sulla miseria”, “Città
eterna”, “Dune verdi” e “Civiltà del lavoro” che erano stati prodotti
proprio dall’Istituto Luce.
Ma l’amore per l’opera e quindi per il teatro non lo abbandonarono mai e per
l’ultima sua opera, “Genziana”, fu attentissimo alla sua stesura definitiva.
Gli interventi, le piccole aggiunte, alcune particolari esigenze espresse al
librettista Verdone testimoniano come egli fu attaccato a quest’opera.
Nel 1964 Quintieri ritornò definitivamente in Calabria e venne insignito di
una importante onorificenza cittadina: diventò Socio Ordinario
dell’Accademia Cosentina. Morì all’età di 90 anni, il 7 febbraio del 1975. |